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La pubblicazione, curata dalla Provincia di Frosinone, sarà destinata ai ragazzi delle scuole. Abbate: Ottimo strumento pedagogico.

frosinoneUn’opera di grande valore memorialistico e culturale, testimonianza diretta di un passaggio epocale della storia dell’umanità che ha segnato profondamente anche il nostro territorio. Si tratta del volume, Lettere dal Fronte, a cura di Piergiorgio Valloresi, pubblicata nel 2010 dalla Provincia di Frosinone.
Nel testo, articolato sui 91 Comuni della Provincia di Frosinone, l’autore raccoglie lettere e cartoline relative al periodo della seconda guerra mondiale, dando testimonianza di quel vissuto popolare legato a questa triste pagina che spesso non compare sui libri di storia, ma che ha un’efficacia e un impatto sulle coscienze molto più forte di qualsiasi altra modalità di trasmissione del sapere.
Tale raccolta, grazie alle attività istituzionale dell’Assessorato provinciale alla Cultura retto da Antonio Abbate, che in questi giorni ha ospitato a Palazzo Iacobucci i ragazzi delle scuole elementari e medie di Roccasecca, inaugurando una preziosa collaborazione col mondo della scuola, vuole essere strumento pedagogico per far conoscere agli studenti i vissuti dei loro nonni, del loro territorio, il dramma della guerra, gli stenti, i lutti, ma soprattutto la voglia di non arrendersi e di  ricominciare.
“Abbiamo voluto fare dono in maniera mirata della pubblicazione alle scuole che hanno visitato il Palazzo della Provincia – ha dichiarato l’assessore Abbate –  “Lettere dal Fronte” di Piegiorgio Villoresi è una pubblicazione pedagogica che, nel  testimoniare una pagina terribile del nostro passato, indica un messaggio per il futuro: quello di lavorare, soprattutto a partire dalle giovani generazioni, affinché si possa costruire una società in cui la guerra, l’odio, siano definitivamente messi al bando e sostituiti dalla collaborazione e dal rispetto reciproco”.
Di questa meritoria pubblicazione di Piergiorgio Valloresi, ha voluto curare una approfondita e puntuale recensione il professor Lino Di Stefano.

MISSIVE DALLE LINEE DI GUERRA di Lino Di Stefano
Se è vero, com’è vero, che la storia si produce con i fatti e con i documenti,  ricaviamo subito una tangibile riprova di ciò dal corposo e valido libro – stampato a cura dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone – dal significativo titolo ‘Lettere dal fronte’ (Pasquarelli Ed., Isola del Liri) ; missive indirizzate dai nostri soldati, quasi sempre prigionieri, dai vari fronti di guerra.

Il ponderoso lavoro riproduce, infatti, anche a colori, le tantissime lettere, le molteplici ‘Cartoline postali per le Forze armate’ e i numerosi appelli dei nostri militari sparpagliati sulle linee operative e di prigionia e sui campi di concentramento o ‘lager’.
Curato, pregevolmente, da Piergiorgio Vallorosi, il voluminoso tomo abbraccia, in prevalenza, quell’arco di tempo del secondo conflitto mondiale che va dal 1940 al 1945, con qualche dilazione dopo quest’ultima data, visto che alcuni prigionieri – naturalmente coloro che ebbero la ventura di tornare in patria – rientrarono negli anni successivi alla fine della guerra.
L’ordine del lavoro ricalca non solo i documenti epistolari e le cartoline riservati alle Forze armate e, come tali, dotati di franco di porto o di franchigia – cioè esenti da affrancatura o da altre tasse – ma procede anche, in ordine alfabetico, menzionando tutti i paesi della provincia di Frosinone, da Acuto a Villa Santa Lucia, i cui soldati furono interpreti degli eventi bellici in questione.
Tutti i paesi sono sostenuti dalle testimonianze fotografiche – tratte dalle cartoline d’epoca, qualche volta a colori – le quali permettono ai lettori di cogliere i rispettivi centri abitati nelle loro caratteristiche più salienti. E siccome le immagini risalgono tutte agli anni Trenta e Quaranta, i cittadini hanno la possibilità di constatare come i loro luoghi di nascita erano assai diversi rispetto ad oggi nel senso che essi si presentavano sì con dimensioni più limitate, ma pure più a misura d’uomo, vista la mancanza di automobili e di materie inquinanti.

Senza considerare l’articolazione maggiormente serena della vita prebellica di quel periodo.
Tali elementi, pertanto, contribuiscono a rifare e a far rivivere la storia passata considerata la crucialità di quei tempi; ogni tanto, si notano sulle lettere e sulle cartoline militari anche dei francobolli, ivi compreso qualcuno delle colonie, come la Libia – con l’effigie del Re d’Italia e Imperatore Vittorio Emanuele III e di altri personaggi del tempo come, ad esempio, il Duca Amedeo d’Aosta, in alta uniforme con i soldati che marciano a ranghi serrati – nonché altre scene di combattenti con scritte del tipo, L’EUROPA CONTRO L’ANTIEUROPA.
Il volume riserva due belle immagini al Capoluogo: la prima, inerente al panorama della città com’era allora, e, la seconda, relativa alla stazione ferroviaria – rimasta più o meno identica, salvo i comprensibili cambiamenti – con i passeggeri in attesa del treno e col numero 85 stampato sulla parte destra della stessa. Ma tutte le immagini dei tanti centri abitati sono degne d’attenzione per il particolare clima in cu essi sono ritratti. Su ogni lettera e su ogni cartolina campeggiano – quasi sempre leggibili – i timbri militari delle Poste dei vari Paesi impegnati nel conflitto, a conferma della precedente considerazione secondo la quale è facile ripercorrere, con questo lavoro,  la cronaca e la storia di quei drammatici anni.
I documenti riproducono anche le espressioni più celebri di Mussolini, unitamente alle cartoline, quasi sempre a colori, con scene militari inneggianti all’ottimismo, al coraggio, alla vittoria e all’amore per la patria; le lettere – a volte lunghe e a volte brevi, come esplicitamente espresso nelle indicazioni – trattano quasi sempre di problemi familiari tant’è vero che molte sono le richieste di notizie e di conforto da parte dei soldati, quantunque formulate ognora con pacatezza e con tranquillità, segno dei suggerimenti dei superiori volti ad aggirare i controlli della censura.
Le missive provenienti dai campi di detenzione tedeschi, anglo-americani, australiani, sudafricani, talvolta, anche francesi, contengono pure le istruzioni per compilare correttamente gli stati personali come, ad esempio, le righe su cui scrivere le generalità, il grado, il reparto di appartenenza e ogni altro elemento atto a far sì che esse arrivino, prima agli organi preposti alla censura e poi ai destinatari, con la maggiore chiarezza ed esattezza possibile.
E, allora, leggendo i documenti, il lettore familiarizza con espressioni quali ‘Kriegsgefangenenpost’, ‘Prisoner of war’, ‘Services de prisonners de guerre’ – ‘Corrispondenza dei prigionieri di guerra’ – nei rispettivi idiomi, tedesco inglese e francese; tutte le lettere e le cartoline dei soldati esordiscono, inoltre, con le seguenti espressioni :”godo ottima salute”, “sono in ottimo stato di salute”, “io sto bene di salute”, “la mia salute è ottima”, “vi scrivo questa lettera per assicurarvi il mio ottimo stato di salute” e così via. Tutto ciò, per sfuggire agli organi censori tant’è vero che sono rare le cancellature apposte sui documenti redatti.
I quali si rivolgono alle famiglie comunicando loro la propria situazione e chiedendo notizie di vario genere riguardanti le mogli, i figli, i genitori, gli altri parenti e gli amici; anzi, spesso la preoccupazione non è tanto per la propria salute, bensì per quella dei rispettivi cari. Il volume riproduce, infine, anche alcune carte di identità dei nostri soldati rilasciate dalle autorità militari germaniche, inglesi e americane non senza l’immagine di un “Livre individuel”, intestato al caporale Fiore di “nationalité italienne”, concesso dai comandi francesi.
Un lavoro, in definitiva, interessantissimo questo di Piergiorgio Vallorosi il quale riproduce sul frontespizio pure una carta geo-topografica della Provincia di Frosinone e di buona parte del Lazio – opera delle autorità alleate  in Italia – molto utile per comprendere la storia di quegli anni.

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